p 224 .

Paragrafo 4 .Agostino di Ippona.
     
Fra  i  Padri  della  Chiesa un ruolo di primo piano    svolto  da
Agostino, che ha nella cultura latina una funzione analoga a quella
che  Origene aveva avuto nel mondo greco: egli accetta  e  utilizza
gli  strumenti  della  filosofia  per  difendere  e  diffondere  il
cristianesimo.
     La  grandissima fede di Agostino nel nuovo Regno  iniziato  da
Ges  sulla Terra ha fatto s che egli divenisse non solo un  santo
della   Chiesa,   ma  un  modello  di  spiritualit  universalmente
riconosciuto.
     D'altro  canto  l'amore per la filosofia lo ha  reso  uno  dei
pensatori   pi  originali  dell'Occidente  cristiano,   facendogli
rasentare   l'eresia,(31)  che,  come  abbiamo  visto,  spesso   si
accompagna allo "spirito filosofico".
     
La Verit.
     
Agostino,   pur  non  avendo  ricevuto  una  formazione  filosofica
organica,  stato molto influenzato dal neoplatonismo di Plotino e,
attraverso  esso, da alcuni elementi del pensiero  di  Platone.  La
Verit    la  conoscenza dell'Uno, dell'Essere  che  trascende  la
molteplicit del mondo sensibile. Il bisogno di Verit dei filosofi
greci  visto con simpatia dai pensatori cristiani che ritengono di
aver finalmente trovato in Cristo la risposta a quella necessit.
     Cristo, pur essendo morto in croce per la redenzione di tutti,
deve  essere cercato, come deve essere cercata la Verit dei Greci.
Egli  ci  offre  Verit e salvezza perch noi  cerchiamo  Verit  e
salvezza.(32)
     Ma,  al  di l di questo comune riconoscimento della necessit
della  ricerca per il raggiungimento della Verit, c'  una  grande
differenza tra Agostino e i filosofi greci. Per Platone,  come  per
Aristotele  e  per Plotino, l'uomo pu arrivare alla contemplazione
del Vero contando esclusivamente sulle proprie forze;
     
     p 225 .
     
     per  Agostino, invece,  impossibile raggiungere la conoscenza
della  Verit  senza  un  diretto  intervento  divino,  senza   una
illuminazione.
     
La conoscenza.
     
La  conoscenza,  quindi,   frutto di una  duplice  azione:  quella
dell'uomo  che  ricerca la Verit, e quella  di  Dio  che  illumina
l'uomo e gli svela il Vero.
     L'azione dell'uomo per guadagnarsi l'illuminazione divina  non
pu  limitarsi  a  un processo intellettuale: siccome  l'intervento
divino    dettato dall'amore, anche la nostra ricerca deve  essere
mossa  dall'amore. Il principio della Verit viene cos ad assumere
un carattere esclusivamente religioso, fondato sul rapporto d'amore
tra uomo e Dio tipico del cristianesimo.
     In  questo contesto la conoscenza parte dal "luogo" in cui  si
incontra  l'amore di Dio per noi e il nostro per Dio: l'interiorit
dell'individuo.
     In se stesso l'uomo trova gli strumenti per vincere ogni forma
di scetticismo e affermare la Verit.
     Dubitiamo pure di tutto, supponiamo che ogni nostra  azione  e
ogni  nostro pensiero sia un errore, ma una cosa  certa: io so  di
esistere; se dubito, se commetto errore, per dubitare ed errare  io
devo necessariamente esistere (si fallor sum)(33). E' quindi in noi
che  troviamo  la  prima  fonte di Verit. Agostino  ripete  allora
l'invito di Socrate: non uscire fuori di te, torna in te stesso, la
Verit alberga all'interno dell'uomo.(34)
     Socrate sente in se stesso una voce che parla alla ragione. La
domanda  socratica  (platonica) "Che cosa  ?"(35)  presuppone  che
ciascuno  di noi trovi la via per uscire dalla sapienza  del  mito,
che  autonomamente illuminava l'uomo rivelandosi a lui.  La  Verit
(Altheia)  svelata dal filosofo.
     Agostino  ritrova in se stesso la presenza della luce  divina,
al  di fuori della quale non c' Verit. La fede cristiana  quindi
un  "ritorno al mito", ma il "mito", essendosi ora confrontato  con
l'epistme dei Greci, si presenta come superiore all'epistme.(36)
     Naturalmente  la  differenza tra il cristianesimo  e  l'antica
sapienza  mitica    enorme:  la discriminante,  come  abbiamo  gi
accennato,    l'Amore.  Sconosciuto agli  antichi  saggi,  l'amore
compare nella filosofia come filo-sofia (amore per la sapienza)
     
     p 226 .
     
     e  quindi  come guida verso la Verit; in Agostino  l'Amore  
sapienza. Cristo, il Dio che si  fatto uomo, il Lgos,   Amore  e
la  filosofia  pi che amore di conoscenza diventa  "conoscenza  di
Amore".(37)
       Per  Agostino  la  filosofia non   pensabile  se  non  come
teologia.(38)
     
La volont.
     
Se  il  messaggio cristiano e la conoscenza della  Verit  in  esso
contenuta sono imperniati sull'Amore, deve necessariamente  entrare
in  campo  un'altra facolt: la volont. Gi Platone, nel Simposio,
aveva detto che Amore  "volont di possedere il Bene sempre"(39).
     Amore    "volere bene". Anche quando si commette un  delitto,
sostiene  Agostino,  la  nostra azione   mossa  dalla  volont  di
raggiungere un bene. Naturalmente in quei casi si tratta  di  "beni
infimi",  in  nome  dei quali si trascurano  beni  maggiori  e  pi
alti.(40) Volere il Sommo Bene significa per conoscerlo -  non  si
pu desiderare infatti ci che non si conosce -: cos la volont si
unisce alla ragione che, illuminata dalla rivelazione, fornisce  la
conoscenza del pi alto oggetto d'amore, Dio.
     
Il male.
     
La  volont  cerca necessariamente il Bene, vuole  il  Bene.  Anche
quando  sembra  che un uomo compia il male fine a  se  stesso,  per
nessun altro motivo che fare del male, in realt la volont  mossa
da  qualcosa  che le appare bene. Scrive Agostino: anche  Catilina,
che,  secondo  l'immagine  che  ci  stata  tramandata,  "preferiva
essere  malvagio e crudele senza scopo", non amava le scelleratezze
per  se  stesse,  ma  perch  riteneva  un  bene  ci  per  cui  le
commetteva:  la  conquista  della  citt,  il  raggiungimento   del
comando, la ricchezza, eccetera(41)
     Il  problema  del male diventa centrale nella  riflessione  di
Agostino.  Il  male  non   solo ignoranza, secondo  la  tradizione
socratico-platonica, ma scelta di un bene "inferiore" al  posto  di
uno  "superiore". Non  infatti possibile scegliere il male, perch
esso non ha una sua realt positiva.
     Contro  il  manicheismo, che vedeva operare nella  realt  due
forze  opposte, il bene e il male, Agostino sostiene che tutto  ci
che  creato  necessariamente un bene; infatti da Dio, creatore di
tutte le cose, non pu provenire alcun male.
     Tutte  le  cose create sono quindi bene, ma non il Sommo  Bene
che  solo Dio: esse sono infatti suscettibili di corruzione perch
non sono il Bene perfetto,
     
     p 227 .
     
     ma,  d'altra parte, non potrebbero corrompersi se non avessero
un  certo  grado di bene. La corruzione  perdita di  bene,  ma  la
perdita  totale di bene implicherebbe la non esistenza: "La  totale
privazione   del   bene   significa  inesistenza,   e,   viceversa,
l'esistenza suppone il bene"(42).
     Il  male  una privazione, un difetto, una mancanza di ordine.
Esso consiste innanzitutto nel non ri-conoscere l'ordine posto  nel
creato.
     
"Ordo amoris".
     
Tutte  le  cose create sono bene, anche se bene imperfetto,  ma  al
loro  interno  Dio  ha  stabilito  una  gradazione  ordinata  della
presenza del bene, dall'angelo all'ultimo verme.(43)
     L'uomo    in  grado  di cogliere questo  ordine  grazie  alla
razionalit  che  lo  rende  un essere ordinatissimus(44),  e  alla
capacit che Dio gli ha dato di scorgere il Regno dei Cieli  in  se
stesso e nel mondo.(45)
     Il  dono  divino della razionalit e della capacit di  vedere
nell'universo la presenza della mano ordinatrice di  Dio  non  sono
sufficienti  perch  l'uomo  rispetti  quell'ordine.  Il  Dio   dei
cristiani    innanzitutto un Dio di amore, che  ama  e  chiede  di
essere amato. E' solo attraverso l'amore per Dio che l'uomo accetta
l'ordine  che Dio ha dato al creato e, ripercorrendo la  gradazione
ordinata della presenza del Bene, progredisce verso il Sommo Bene.
     L'amore  per  il  Bene - secondo Agostino e  contrariamente  a
quanto  sosteneva  Platone - non  sufficiente per  raggiungere  il
Bene  stesso,  anzi dall'amore per il Bene pu scaturire  il  male:
l'amore  per  il Bene presente nelle singole cose, ma al  di  fuori
dell'ordine,  quando l'ordine viene turbato,   male;  solo  quando
rispetta l'ordine l'amore  buono.(46)
     
La libert.
     
L'amore  la conseguenza di un'azione della volont (volere bene) e
non  l'assoggettamento a un ordine imposto. La volont, per potersi
esprimere, deve essere libera.
     La riflessione sulla libert  un altro dei punti centrali del
pensiero di Agostino.
     Il   cristianesimo  impone  un  modo  nuovo  e  originale   di
considerare il problema della libert.
     
     p 228 .
     
     Nella  filosofia  greca non si mette mai  in  discussione  che
l'uomo abbia la "forza" per essere libero o per liberarsi sia dalla
paura  della  morte  e  dalla  superstizione,  come  volevano   gli
epicurei,  sia dalla stessa condizione di schiavo, come sostenevano
gli stoici, per i quali la libert non  una condizione giuridica.
     Il   cristianesimo  parla  di  un  nuovo  tipo  di  schiavit,
l'asservimento  al  peccato,  e parla  soprattutto  della  funzione
liberatrice di Cristo, Dio che si  fatto uomo ed  morto in  croce
per liberare tutti gli uomini dal peccato.
     D'altro  canto nella dottrina cristiana  presente,  fino  dai
suoi  inizi,  l'indicazione  che  solo  seguendo  l'insegnamento  e
l'esempio  di Cristo, fuggendo e rifiutando il peccato, gli  uomini
potranno salvarsi.
     Agostino  coglie  questa  "contraddizione":  gli  uomini  sono
salvati  dal  sacrificio della croce, ma al  tempo  stesso  possono
salvarsi solo grazie alle loro opere, frutto di una libera scelta.
     Nel  De  libero arbitrio Agostino sostiene l'assoluta  libert
dell'uomo,  perch solo un uomo libero pu commettere  il  peccato,
solo avendo una reale autonomia da Dio pu scegliere il male oppure
salvarsi  per  suo merito e guadagnare il premio della  beatitudine
eterna che Cristo ha promesso.
     Certo  l'affermazione di una reale autonomia dell'uomo da  Dio
pu  portare  a sminuire la funzione del sacrificio  di  Cristo,  e
cos,  quando  Pelagio(47) e i suoi seguaci  sostengono  la  totale
estraneit dell'intervento divino nella salvezza o nella dannazione
di  ciascuno  di  noi,  Agostino si fa sostenitore  dell'importanza
determinante della grazia(48) per la salvezza.
     Il libero arbitrio, la libert,  necessario e sufficiente per
spiegare  il  peccato, cio la nostra scelta del  male,  ma  non  
sufficiente a giustificare la nostra salvezza.(49)
     Agostino  cerca  di sanare la contraddizione: l'uomo    stato
creato libero, ma la sua libert - sufficiente per fargli scegliere
il  male -  stata in qualche modo menomata dalla libera scelta del
primo  uomo,  dal  peccato  originale.  La  volont  e  la  libert
dell'uomo  non  sono messe in discussione, ma per  essere  efficaci
hanno  bisogno  di  un  intervento divino: Dio  ci  salva,  ma  per
salvarci  ha  bisogno del nostro consenso,(50) come  il  medico  ha
bisogno del consenso del malato per curarlo.
     La  contraddizione    per risolta  solo  apparentemente:  la
grazia   d  senso  alla  volont,  come  l'autorit    condizione
necessaria all'esercizio della libert.
     "Il  geniale  tentativo  di Agostino di  conciliare  tra  loro
libero  arbitrio  e grazia, libert e autorit,  tende  a  sfociare
inevitabilmente  in una gerarchia di valori che subordina  i  primi
elementi  di  ogni  coppia ai secondi, in  quanto  l'assenza  della
grazia  rende  in ultima istanza impotente la volont anche  quando
essa dovesse
     
     p 229 .

     esercitare  il  massimo sforzo. L'autorit sorregge  cos  una
libert che da sola sarebbe fragile"(51).
     
La "Citt di Dio".
     
Il  disordine che regna sulla Terra, negli stati e tra le  nazioni,
sostiene  Agostino  nel  De civitate Dei,   la  conseguenza  delle
scelte degli uomini che hanno privilegiato il bene terreno rispetto
al  Sommo Bene; , in altre parole, la conseguenza del peccato.  In
questo  quadro  si  possono spiegare le guerre e  la  caduta  degli
imperi, primo fra tutti dell'Impero romano.(52)
     La  fine di Roma  da attribuire alla Provvidenza divina  "che
suole  correggere  e  punire con guerre i  costumi  corrotti  degli
uomini"(53). L'immoralit che ha caratterizzato la vita dei  Romani
e  ha portato alla fine del loro Impero  da collegare strettamente
all'immoralit della religione pagana che hanno
professato.
     Non  solo la caduta, ma anche la nascita e l'espansione  della
potenza di Roma sono da inserire in un progetto provvidenziale.  Si
ripropone  cos,  nell'interpretazione  della  storia  dei  popoli,
quella  contraddizione che abbiamo visto a livello individuale  fra
libert e intervento divino.
     Dio concede a chi vuole il potere nei regni terreni, ma non lo
fa  a caso e in modo irragionevole, bens seguendo "un ordine delle
cose  e dei tempi a noi nascosto"(54). Il disordine provocato dagli
uomini,   dalla  loro  immoralit  e  dal  loro  peccato,   rientra
nell'ordine dominato dalla Provvidenza divina.
     Qualsiasi  azione si possa compiere nella citt  degli  uomini
non ha di per s valore se separata dalla partecipazione alla Citt
celeste, cio all'ordine voluto e creato da Dio.
     A questo punto Agostino definisce in maniera inequivocabile il
ruolo  della Chiesa. Essa  a un tempo istituzione umana e  divina:
la  Chiesa  agisce tra gli uomini per la loro salvezza, ma  la  sua
natura   divina perch voluta e istituita direttamente da Dio.(55)
La  Chiesa    pellegrina (civitas peregrinans)  su  questa  Terra;
attraverso  essa,  alla  fine  del pellegrinaggio,  sar  possibile
entrare nella Citt di Dio e partecipare della felicit eterna.
     Come  via  per la salvezza, la Chiesa non  solo comunione  di
tutti  i  cristiani,  ma societ terrena che  comprende  tutti  gli
uomini, ecumenica, universale, e quindi in grado di orientare tutta
la vita terrena. Al di sopra di tutte le altre istituzioni terrene,
la Chiesa  l'unica che da un lato fornisce una morale universale e
dall'altro,  per la sua natura divina, si pone come mediatrice  fra
la morale e la salvezza.

p 230 .

Il tempo.
     
Il  ruolo  di  mediazione della Chiesa - affermato  da  Agostino  e
negato,   come   vedremo,  da  Lutero  -  ripropone   gli   aspetti
contraddittori del rapporto fra Dio e uomo - che abbiamo gi  visto
emergere  nel pensiero di Agostino a proposito della grazia  e  del
libero  arbitrio -: Dio, nella sua eterna e immutabile  perfezione,
come pu essere "influenzato" dalla mediazione della Chiesa?
     Una  soluzione alle contraddizioni fra mondo terreno e Dio pu
venire  dalle  considerazioni di Agostino intorno  al  concetto  di
tempo, che costituisce uno dei punti centrali della sua riflessione
filosofica.
     La realt di Dio  su un piano completamente diverso da quello
della  realt  del mondo: Dio  eterno e quindi  al  di  fuori  del
tempo; il mondo, dalla sua creazione, che coincide con la creazione
del  tempo,  vive  la  sua storia nel tempo. E'  inutile,  sostiene
Agostino,  domandarsi "che cosa facesse Dio prima della creazione":
per Dio non ci sono n prima n dopo, ma solo l'eternit.
     La  liberazione  dell'uomo  dal peccato,  come  tutta  la  sua
storia,  avviene nel tempo e quindi su di essa pu agire la  Chiesa
in quanto istituzione terrena, oltre che divina.
     Ma  il  divenire del mondo, cio il suo essere nel tempo,  non
pu  interferire  sull'eternit di Dio, che  nella  sua  immobilit
abbraccia il principio e la fine del movimento che in lui (Dio)  si
annullano. Di Dio, che sa tutto, non si pu dire che sa prima,  che
conosce  prima  quanto  accadr nel mondo,  perch  per  lui,  come
abbiamo detto, non esistono il prima e il dopo; egli non compie  un
gesto  dopo l'altro per impedire o favorire una situazione: conosce
nell'eternit quello che  accaduto, che accade e che  accadr  nel
tempo.

